La confusione del mercato

La parola «cerimoniale» non è regolamentata in nessun mercato. Qualsiasi produttore può stampare «Ceremonial Grade» su una confezione senza che questo comporti alcuna garanzia tecnica. Ne esce un mercato in cui etichetta e prodotto spesso non coincidono.

L’analisi più onesta della differenza fra i gradi non passa dalle etichette ma da tre variabili tecniche verificabili: il numero di raccolto, il livello di ombreggiatura e la granulometria della polvere.

Quello che è definito: che cos’è il matcha

Quello che non ha una definizione è il grado; il prodotto invece ce l’ha. Nel 2022 l’Organizzazione internazionale per la normazione ha pubblicato il rapporto tecnico ISO/TR 21380, «Matcha tea: definition and characteristics», preparato con il NARO, l’istituto pubblico giapponese di ricerca agraria. Secondo quel testo, il matcha è tencha (foglie ombreggiate prima del raccolto, vaporizzate ed essiccate senza arrotolarle) macinato a macina di pietra o simile fino a una polvere finissima.

L’Associazione centrale dell’industria del tè del Giappone (Nihon Chagyō Chūōkai) lo definisce quasi allo stesso modo nelle sue norme di etichettatura del tè verde: tencha coltivato sotto copertura, macinato a macina fino a polvere fine. Nessuno dei due testi crea dei gradi. Una polvere di tè verde che non viene dal tencha non è matcha secondo quelle definizioni, comunque la chiami la confezione; fra due matcha veri, «cerimoniale» e «culinario» sono categorie commerciali. Per questo la tabella più sotto misura variabili e non etichette.

Primo raccolto vs raccolti successivi

Il primo raccolto (ichibancha) coglie foglie che hanno accumulato composti per tutto l’inverno. Hanno la concentrazione annuale più alta di L-teanina, clorofilla e antiossidanti. I raccolti successivi (nibancha, sanbancha) danno foglie più ricche di catechine e caffeina ma più povere di L-teanina, quindi più amaro e meno dolcezza umami.

Un matcha cerimoniale autentico è sempre di primo raccolto. Uno culinario può essere di secondo o terzo, o anche un blend di raccolti diversi per uniformare il profilo e ridurre il costo.

Tabella delle differenze verificabili

VoceCerimonialePremiumCulinario
Raccolto1º (ichibancha)1º o 2º2º, 3º o blend
Colore della polvereVerde giada vivoVerde intensoVerde oliva o giallastro
Ombreggiatura20-30 giorni minimo15-20 giorniVariabile o assente
Granulometria5-10 micron10-20 micronVariabile, fino a 100 micron
L-teaninaAlta (>4% del peso secco)MediaBassa
AmaroMinimo, pulito alla finePresente ma leggeroMarcato
Uso idealeSolo con acqua, koichaUsucha, lattePasticceria, cucina
Prezzo indicativo/30 g30-90 €12-30 €3-10 €/100 g

Come verificarlo senza laboratorio

Tre prove semplici che chiunque può fare a casa:

  1. Prova del colore da secco: versa 1 g di polvere su carta bianca alla luce del giorno. Un cerimoniale vero è verde giada vivo. Uno culinario è verde oliva o giallastro.
  2. Prova della schiuma: 2 g in 70 ml d’acqua a 70 °C frullati con il chasen. Un cerimoniale dà schiuma densa e persistente. Uno culinario ne dà poca, e collassa in pochi secondi.
  3. Prova dell’amaro: sciogli 1 g in 50 ml d’acqua senza frullare e assaggia. Un cerimoniale mantiene un umami dolce anche senza schiuma. Uno culinario è nettamente amaro.

Sono tre delle cinque prove che spieghiamo passo per passo, con tempi e quantità, in come riconoscere il matcha autentico.

Quando il culinario è l’acquisto giusto

Culinario non vuol dire cattivo, vuol dire fatto per essere mescolato. In un latte il latte copre buona parte dell’umami e della dolcezza, cioè proprio ciò che si paga in un cerimoniale; in una torta il forno fa il resto. Un culinario con un amaro marcato lì funziona perfino meglio, perché si sente ancora attraverso lo zucchero e i grassi.

  • Solo con acqua, in usucha o koicha: cerimoniale. È l’unica preparazione in cui la differenza si sente a ogni sorso.
  • Latte di tutti i giorni: un premium, o un cerimoniale accessibile se lo bevi senza zucchero e ti interessa il sapore del tè. Se lo dolcifichi, un culinario.
  • Pasticceria e gelati: culinario. Ricette come il tiramisù al matcha o i biscotti al matcha non guadagnano nulla da una polvere di primo raccolto.
  • Frullati con frutta: culinario. La frutta e il freddo spengono le sfumature.

Anche il conto cambia secondo l’uso: un cerimoniale caro bevuto con acqua costa pochi centesimi a tazza, mentre sprecato in una torta è denaro buttato. Le cifre marca per marca, a parità di dose, sono in quanto costa davvero una tazza di matcha.

Se servi matcha in una caffetteria, quale grado usare in ogni bevanda, le dosi e quanto costa ciascuna sono in matcha per caffetterie.

Cosa guardare in etichetta

In etichettaChe cosa ti dice
Raccolto (primo raccolto, ichibancha, first flush)Se non è indicato, con ogni probabilità non è solo di primo raccolto.
Regione (Uji, Nishio, Yame, Kagoshima, Jingshan)Un’origine precisa si può ricostruire; «Giappone» o «Asia» e basta, no.
CultivarCompare solo nei matcha monocultivar. È un buon segno, non un requisito: vedi i cultivar del matcha.
IngredientiDeve dire solo tè verde in polvere o matcha. Zucchero, latte in polvere o aromi indicano una miscela pronta.
Termine minimo di conservazioneLa polvere si ossida una volta aperta: più è recente, migliori sono colore e aroma.
Marchio biologicoGarantisce come è stato coltivato, non il grado. Lo spieghiamo in che cosa significa JAS Organic.

Tra i cerimoniali, quale rende di più nella tazza lo dice la classifica del miglior matcha cerimoniale, con il voto di degustazione e il costo per tazza di ogni marca.