Storia e origine

L’uso di battere tè macinato con acqua calda nasce in Cina sotto la dinastia Tang (618-907), ma è sotto i Song (960-1279) che raggiunge la forma più raffinata, nei templi buddisti cinesi. I monaci preparavano il tè in polvere per sostenere la concentrazione durante la meditazione, frullandolo in ciotole con acqua calda.

Il monaco buddista Eisai (栄西, 1141-1215) portò dalla Cina in Giappone, nel 1191, semi di tè e la conoscenza del tè in polvere. Il suo Kissa Yōjōki («Bere tè per curarsi»), del 1214, è il primo trattato sul tè scritto in Giappone. Vi descrive il tè come la più meravigliosa delle bevande del cielo e della terra, e le sue proprietà medicinali lo resero essenziale nei monasteri zen.

Durante il periodo Muromachi (1336-1573) la cerimonia del tè passa da passatempo aristocratico a pratica spirituale ed estetica. Lo shogun Ashikaga Yoshimasa (1436-1490), ritirato nella sua villa del Padiglione d’argento a Kyoto, eleva il rituale al rango di arte maggiore. Il suo maestro di tè, Murata Jukō (1423-1502), vi introduce i primi elementi del wabi, la semplicità austera.

I quattro principi

Sen no Rikyū ha codificato la filosofia del chanoyu in quattro principi che guidano ancora tutte le scuole:

  • 和 (Wa). Armonia: fra l’ospite e gli invitati, fra gli utensili e lo spazio, fra l’uomo e la natura.
  • 敬 (Kei). Rispetto: verso gli altri, verso i materiali, verso il momento. Un rispetto che passa da gesti concreti, non da parole.
  • 清 (Sei). Purezza: la pulizia del cuore e degli utensili. Il rituale di pulire il chawan e il chasen prima di preparare il tè è un atto di purificazione mentale, non solo fisica.
  • 寂 (Jaku). Tranquillità: la quiete che nasce quando gli altri tre principi vengono praticati. Non è assenza di movimento, ma piena presenza nel momento.

Sen no Rikyu (1522-1591)

Rikyū è la figura più importante nella storia della cerimonia del tè. Nato a Sakai (l’attuale Osaka) in una famiglia di mercanti, imparò l’arte del tè da giovane. Nel 1579, a 58 anni, divenne maestro di tè di Oda Nobunaga. Dopo la morte di Nobunaga nel 1582 passò al servizio di Toyotomi Hideyoshi, allora l’uomo più potente del Giappone.

Rikyū radicalizza il wabi-sabi nella cerimonia. Riduce le sale del tè (chashitsu) a spazi minimi di due o tre tatami. Usa ceramica raku dalle forme irregolari e dai colori spenti al posto della porcellana cinese che l’aristocrazia apprezzava. Preferisce i fiori selvatici alle composizioni elaborate, il bambù tagliato agli utensili laccati.

Nel 1591, per ragioni che gli storici discutono ancora, Hideyoshi ordinò a Rikyū di togliersi la vita con il seppuku. Aveva 69 anni. La sua tomba è nel tempio Jukō-in, dentro il complesso del Daitokuji a Kyoto. Le tre scuole principali della cerimonia del tè (Urasenke, Omotesenke e Mushanokōjisenke) discendono dai suoi nipoti.

Tipi di cerimonia

Esistono due formati principali:

  • Chaji: la cerimonia completa. Comprende un pasto kaiseki (7-10 portate), una pausa, il koicha (tè denso) e l’usucha (tè leggero). Dura dalle 3 alle 4 ore, per piccoli gruppi di 2-5 invitati.
  • Chakai: la versione abbreviata. Solo usucha e dolci wagashi. Dura dai 45 minuti a un’ora. È il formato che la maggior parte dei viaggiatori vive nei templi di Kyoto.

La differenza di fondo fra koicha e usucha sta nella proporzione e nella consistenza. Il koicha usa 4-6 g di matcha in 40 ml d’acqua, lavorati piano fino a una pasta densa senza schiuma. L’usucha usa 1,5-2 g in 70 ml d’acqua, frullati con energia per una schiuma densa.

Gli utensili essenziali

UtensileGiapponeseFunzione
Ciotola da tè茶碗 ChawanIl recipiente in cui il tè si prepara e si beve. Il pezzo centrale della cerimonia. Forma, peso e tatto fanno parte dell’esperienza.
Frusta di bambù茶筅 ChasenStrumento di bambù fesso in 80-120 rebbi sottili, per sciogliere il matcha e fare schiuma.
Cucchiaio di bambù茶杓 ChashakuCucchiaio di bambù curvo per dosare e trasferire il matcha nella ciotola. Un chashaku equivale a circa 1 g.
Contenitore del tè棗 NatsumeContenitore laccato nero o rosso dove il matcha si conserva durante la cerimonia.
Calderone per l’acqua釜 KamaLa ghisa in cui l’acqua si scalda. Il suono dell’acqua che bolle fa parte deliberatamente della cerimonia.
Supporto della frusta茶筅直し KusenaoshiSupporto in ceramica per asciugare il chasen e mantenerne la forma fra un uso e l’altro.

Le tre scuole principali

Le tre scuole (sansenke) discendono direttamente dai nipoti di Sen no Rikyū:

  • Urasenke (裏千家): la più grande e la più internazionale. Con sede a Kyoto, ha sedi in più di 60 paesi. L’iemoto (gran maestro) attuale è Zabōsai, sedicesimo della linea. Usa l’usucha come preparazione principale.
  • Omotesenke (表千家): più conservatrice nello stile. Il nome significa «la casa davanti», in contrapposizione a Urasenke, «la casa dietro». Mette l’accento sul koicha. Meno internazionale di Urasenke, altrettanto rispettata.
  • Mushanokōjisenke (武者小路千家): la più piccola delle tre. Nota per l’attenzione alla funzionalità e all’economia dei gesti. Fondata da Sen Sōshu, nipote di Rikyū.