Che cosa dice la parola

Chanoyu (茶の湯) indica la pratica concreta di preparare e servire il matcha nel contesto rituale giapponese. Si distingue dal sadō o chadō (茶道, «la via del tè»), che rimanda allo studio e alla dottrina attorno a questa pratica. Imparare il chanoyu è imparare il gesto; imparare il chadō è capire il perché di ogni gesto.

Lo spazio: il chashitsu

La sala del tè (chashitsu) è un’architettura pensata specificamente per il chanoyu. Le sue caratteristiche più importanti:

  • Dimensione minima: 4,5 tatami (circa 7,5 m²) per lo stile codificato da Rikyū. Le sale più piccole ne hanno solo 2.
  • L’ingresso è il nijiriguchi, un’apertura bassa di circa 60 cm che obbliga tutti gli invitati a chinarsi per entrare, qualunque sia il loro rango sociale.
  • Il tokonoma (l’alcova) ospita un kakemono, un rotolo appeso di calligrafia o pittura, e un chabana, una composizione floreale di estrema semplicità.
  • Le pareti sono di terra o argilla, senza finiture lucide. Il wabi dello spazio comincia prima che il tè venga servito.

Le fasi della cerimonia

Il protocollo varia fra le scuole e fra un chaji (completo) e un chakai (abbreviato), ma gli elementi centrali restano gli stessi:

  1. Preparazione a monte: L’ospite pulisce la sala, prepara il giardino d’ingresso (roji), sceglie il kakemono e i fiori e dispone tutti gli utensili.
  2. Accoglienza nel giardino: Gli invitati aspettano nel machiai, la sala d’attesa. L’ospite li riceve in silenzio con un inchino. Attraversano il roji nell’ordine protocollare.
  3. Purificazione: Gli invitati si lavano mani e bocca al tsukubai, la vasca di pietra bassa, prima di entrare nel chashitsu.
  4. Contemplazione del tokonoma: Prima di sedersi, ogni invitato osserva il kakemono e la composizione floreale, riconoscendo il tema scelto dall’ospite.
  5. Servizio del kaiseki (in un chaji): Un pasto leggero in più portate. Serve a preparare il palato, non a saziare.
  6. Preparazione del koicha: L’ospite pulisce ritualmente ogni utensile (i panni di purificazione: chakin, fukusa, kobukusa). Prepara il tè denso con gesti precisi e lenti.
  7. Ricezione del chawan: L’invitato principale riceve la ciotola, la gira due volte in senso orario prima di bere, per non posare le labbra sulla faccia più bella. Ne prende tre sorsi e mezzo.
  8. Servizio dell’usucha: Tè leggero per ogni invitato. I gesti sono più rapidi, l’atmosfera più distesa.
  9. Chiusura: L’ospite ritira gli utensili. Gli invitati esaminano il chasen e il chawan. Un ultimo inchino, in silenzio.

L’etichetta dell’invitato

Partecipare a un chanoyu richiede di conoscere alcune regole di base, che ogni scuola insegna prima della prima cerimonia:

  • Indossare abiti puliti e discreti. In Giappone, il kimono. In Occidente, un abbigliamento neutro e senza profumo.
  • Togliersi i calzini solo dove c’è il parquet: sul tatami si portano calzini bianchi.
  • Rispondere con un inchino a ogni inchino dell’ospite.
  • Ricevere la ciotola con entrambe le mani, appoggiarla sul palmo sinistro e reggerla di lato con la destra.
  • Girare la ciotola prima e dopo aver bevuto.
  • Non parlare ad alta voce. Il silenzio è la cortesia più alta.